{"id":106,"date":"2011-05-04T16:31:07","date_gmt":"2011-05-04T16:31:07","guid":{"rendered":"http:\/\/bestmachinery.it\/2011\/?p=106"},"modified":"2018-04-01T00:39:52","modified_gmt":"2018-04-01T00:39:52","slug":"106","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/bestmachinery.it\/2016\/106\/","title":{"rendered":"Il Processo della Trafilatura"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di <strong>trafilatura<\/strong> \u00e8 un processo di formatura che induce un cambiamento nella forma del materiale grezzo di partenza  attraverso la deformazione plastica dovuta all&#8217;azione di forze impresse  da attrezzature e matrici.<!--more--><br \/>\nLa trafilatura realizza in continuo lunghi fili o barre, con una sezione  circolare oppure a profilo complesso con 3 o pi\u00f9 lati. Le sue origini  risalgono all&#8217;XI secolo e la sua continua evoluzione ha portato ad oltrepassare i limiti dimensionali progressivamente raggiunti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sebbene l&#8217;applicazione industriale pi\u00f9 importante sia nella lavorazione del metallo, trattata in questa voce, il termine viene usato anche per altri materiali tra cui la ceramica e la pasta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">&nbsp;<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Microtrafilatura<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescita esponenziale del mercato mondiale di micro-componenti  richiede fili con un diametro sempre inferiore e con ottime finiture e  propriet\u00e0 da impiegare nella realizzazione di componenti elettronici e meccanici miniaturizzati.<br \/>\nLa trafilatura mirata alla produzione di microfili con un diametro di pochi micrometri viene nominata <strong>microtrafilatura<\/strong>.  Come il diametro dei fili anche i lati delle barre possono essere di  pochi micrometri, le quali prendono il nome di microfili a profilo  complesso.<br \/>\nLe caratteristiche generali sopra dette rendono la trafilatura una  tecnologia in grado di realizzare una produzione di massa di microfili e  quindi di soddisfare le nuove esigenze della miniaturizzazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il passaggio dal macro- al micro-mondo crea problemi anche alla  trafilatura: le nuove dimensioni hanno conseguenze nel comportamento del  materiale, nel processo, nelle matrici, nella manipolazione, nelle  attrezzature e nei macchinari.<br \/>\nI costi da sostenere per la produzione di microfili aumentano e sono legati all&#8217;acquisto di nuovi impianti dedicati, alla ricerca e sviluppo (necessaria per raggiungere l&#8217;ulteriore miniaturizzazione e la  produzione industriale di massa dei nuovi prodotti), all&#8217;esigenza di un  filo di partenza di qualit\u00e0 superiore (pi\u00f9 puro e con un&#8217;accuratezza  superficiale e dimensionale migliore) e di personale pi\u00f9 qualificato.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Descrizione generale<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il processo di trafilatura possiede le stesse peculiarit\u00e0 generali della formatura, ossia \u00e8:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>efficiente (realizza un tasso di produttivit\u00e0 elevato);<\/li>\n<li>accurato (i prodotti finali hanno tolleranze ristrette, ottime finiture superficiali e la sezione desiderata);<\/li>\n<li>eccellente nelle propriet\u00e0 meccaniche-elettriche del prodotto finale;<\/li>\n<li>economico ed ecologico grazie alle matrici e agli utensili multiuso,  alla manodopera non necessariamente qualificata ed allo scarto minimo  di materiale.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La trafilatura, in base alle classificazioni dei processi di deformazione, appartiene ai:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>processi di formatura massiva, distinti dai processi di formatura di fogli sottili;<\/li>\n<li>processi a freddo perch\u00e9 usualmente non viene effettuato un pre-riscaldamento del filo o della barra iniziale;<\/li>\n<li>processi di lavorazione secondaria (come la piegatura) perch\u00e9  trasforma i prodotti di lavorazione primaria (forgiati, laminati,  estrusi, trafilati) in prodotti finiti o semi-finiti. Al pi\u00f9 i suoi  lavorati subiscono dei minimi cambiamenti di forma solitamente  attraverso la piegatura (per formare molle, ganci, graffette, ecc.) o  altre operazioni di rifinitura (ad esempio per ottenere delle viti o le  punte degli ami da pesca)<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Paragonata alle altre tecniche di formatura massiva, la trafilatura \u00e8 simile all&#8217;estrusione a differenza che nell&#8217;estrusione il pezzo in lavorazione \u00e8 sottoposto a  forze di compressione mentre nella trafilatura a forze di trazione, e  che nell&#8217;estrusione l&#8217;attrito si manifesta nella matrice e nel contenitore della preforma di partenza  invece nella trafilatura solo nella matrice; per\u00f2 entrambe sono  tecniche di deformazione senza superfici libere.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Prodotti di trafilatura<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fili metallici sono ampiamente impiegati nella realizzazione di tessiture e funi strutturali, cavi elettrici e componenti elettronici,  attrezzature mediche, strumenti musicali, prodotti orafi, materiale  edile, componenti metallici per i pi\u00f9 svariati settori (automobili,  giocattoli, giardinaggio, ecc.).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel macromondo le funi ottenute da pi\u00f9 fili intrecciati o attorcigliati sono utilizzate nelle tensostrutture, negli ascensori, nelle reti da pesca, nel sollevamento speciale nei porti e nei cantieri, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con i macro fili singoli si realizzano molle e ganci, viti, recinzioni, cesti, armature per cemento, fibre per il calcestruzzo, fili per il taglio del marmo, per gli impianti elettrici, ecc.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel micromondo i microfili sono impiegati nel campo dell&#8217;elettronica, dei componenti IT (Information Technology), dei micro sistemi elettro-meccanici (MEMS), ma anche in campo medico, automobilistico, delle telecomunicazioni e della radiofonia;  vengono utilizzati sotto forma di molle di contatto, spirali, viti,  mandrini, punzoni, fili elettrici, schermature, cavi di segnale per  allarmi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I microfili a profilo complesso divengono micro aste, mandrini, viti, punzoni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fili metallici sono prevalentemente in rame, in leghe di rame, in acciaio, in leghe di nichel, in alluminio e spesso sono rivestiti.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Il processo di trafilatura<\/h2>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/wikipedia\/commons\/thumb\/a\/aa\/Fotothek_df_n-08_0000648.jpg\/300px-Fotothek_df_n-08_0000648.jpg\" alt=\"\" width=\"383\" height=\"386\" \/><\/p>\n<div>\n<div><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" src=\"http:\/\/bits.wikimedia.org\/skins-1.17\/common\/images\/magnify-clip.png\" alt=\"\" width=\"15\" height=\"11\" \/><\/div>\n<p>Macchinari utilizzati per il processo di trafilatura<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo paragrafo vengono descritti i processi di trafilatura e di  ricottura con i loro componenti, i difetti e le rotture che possono  verificarsi e gli adeguamenti osservati nella produzione di fili  capillari dal confronto tra la letteratura esistente sulla trafilatura  tradizionale e le realt\u00e0 visitate di alcune trafilerie di fili sottili e  capillari.<br \/>\nNella lavorazione di trafilatura il filo subisce dei passaggi forzati attraverso delle matrici (<strong>filiere<\/strong>) con dei fori di diametro progressivamente decrescente che ne riducono la sezione.<br \/>\nIl volume del filo rimane costante dal momento che la trafilatura \u00e8 un  processo senza asportazione di materiale; con la riduzione diametrale  ottengo l&#8217;incremento della sua lunghezza.<br \/>\nIl filo da lavorare viene fatto passare attraverso la prima filiera dopo  aver subito una riduzione all&#8217;estremit\u00e0 da infilare. Tale estremit\u00e0 \u00e8  resa conica da un&#8217;operazione di <em>swagging<\/em> (formatura a  martellamento rotante) oppure, nel caso di microfili, da una rottura a  trazione in corrispondenza della zona di strizione. Dopo il passaggio  nella prima filiera, segue l&#8217;analogo inserimento in tutte le filiere  successive.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fili sono divisi in quattro categorie in base al loro diametro <em>d<\/em>:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Vergelle, aventi diametro 5\u00a0mm &lt;= <em>d<\/em> &lt; 8\u00a0mm;<\/li>\n<li>Intermedi, con 1\u00a0mm &lt;= <em>d<\/em> &lt; 5\u00a0mm;<\/li>\n<li>Sottili, con 0.15\u00a0mm &lt;= <em>d<\/em> &lt; 1\u00a0mm;<\/li>\n<li>Capillari, con <em>d<\/em> &lt; 0.15\u00a0mm.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 in generale i microfili hanno un diametro d di pochi micrometri. I  fili pi\u00f9 fini realizzati in Europa presentano un diametro di 6\u00a0\u00b5m, sono  in lega d&#8217;oro e vengono  impiegati in componenti elettronici; nella produzione industriale di  massa i fili pi\u00f9 sottili sono in rame ed hanno un diametro di 10\u00a0\u00b5m.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per una trafilatura ottimale con una buona finitura ed accuratezza  dimensionale nei fili, bisogna selezionare accuratamente i parametri di  processo, progettare adeguatamente il profilo delle filiere ed il loro  angolo, scegliere la riduzione per passo, il lubrificante e i materiali delle matrici e delle attrezzature.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto di riduzione ottimale per passo \u00e8 inferiore a quello ideale ed \u00e8 compreso tra il 10% e il 45%.<br \/>\nL&#8217;angolo e la riduzione per passo ideali si riducono, oltre che per la  lavorazione di materiali duri, anche per la produzione di microfili al  fine di evitare una cattiva finitura superficiale, maggiori difficolt\u00e0  di lubrificazione e la possibile rottura. Quindi per ottenere il  diametro desiderato si deve incrementare il numero di passaggi  progressivi.<br \/>\nPer ridurre una vergella di 8\u00a0mm ad un filo di 2\u00a0mm di diametro si operano una decina di  passaggi attraverso filiere decrescenti. Invece per passare da un filo  di 2\u00a0mm ad uno sottile di 0,2\u00a0mm di diametro sono necessari una ventina  di passaggi, da un filo di 1\u00a0mm ad uno capillare di 0.1\u00a0mm una trentina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il filo \u00e8 trainato da un <em>cabestano<\/em> finale e da pi\u00f9 anelli di  tiro posti tra una filiera e l&#8217;altra e compie due o tre giri attorno ad  ogni anello di tiro in rotazione per diminuire la tensione di  trafilatura. Nel tratto che va da una filiera all&#8217;altra, il filo \u00e8 in  trazione prima dell&#8217;anello e a riposo tra l&#8217;anello e la filiera  successiva.<br \/>\nGrazie al moto degli anelli di tiro \u00e8 possibile applicare la tensione back spiegata precedentemente.<br \/>\nIl cabestano finale \u00e8 collocato dopo l&#8217;ultima filiera all&#8217;esterno della  macchina trafilatrice. Solitamente la velocit\u00e0 del cabestano di tiro \u00e8  regolata in modo tale da avere uno slittamento sugli anelli di tiro i  quali trasmettono la tensione di trafilatura. La velocit\u00e0 del cabestano \u00e8  al massimo di 30 m\/s per i fili sottili e capillari mentre arriva a 50  m\/s per i fili con un diametro maggiore.<br \/>\nLa temperatura del filo aumenta durante la lavorazione a causa  dell&#8217;attrito, dello slittamento sugli anelli e dell&#8217;elevata velocit\u00e0 a  cui viene trafilato.<br \/>\nL&#8217;uso di un lubrificante adeguato \u00e8 indispensabile per ridurre  l&#8217;attrito, per attenuare il riscaldamento del filo, per diminuire  l&#8217;usura delle filiere e per evitare l&#8217;asportazione di materiale o del  rivestimento dal filo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In seguito ai molteplici passi di trafilatura, il filo incrudito  subisce una ricottura per ripristinare le propriet\u00e0 meccaniche ed  elettriche di partenza.<br \/>\nI fili in acciaio per le corde degli strumenti musicali e le molle sono  gli unici ad essere sottoposti a trattamenti a caldo prima e dopo la  lavorazione.<br \/>\nDopo la ricottura avviene un raffreddamento in emulsione, seguito da un&#8217;asciugatura ad aria che predispone il filo alla bobinatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il bobinatore avvolge un filo o pi\u00f9 fili insieme formando le bobine.  Un ballerino\/sensitivo pneumatico o a peso si muove regolando la  velocit\u00e0 di avvolgimento della bobina per mantenere la tensione del filo  costante. L&#8217;unico parametro monitorato in questa fase \u00e8 la tensione del  filo controllata con un tensimetro. Per calcolare la tensione (N\/mm\u00b2)  di bobinatura da applicare si usa la formula<\/p>\n<dl>\n<dd><tt>T = d\u00b2 \u00b7 p\/4 \u00b7 n\u00b0fili \u00b7 k<\/tt><\/dd>\n<\/dl>\n<p style=\"text-align: justify;\">dove d \u00e8 il diametro del filo e k \u00e8 una costante.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Successivamente i fili vengono sbobinati per andare a formare i cavi  elettrici, le piattine per il computer, le schermature oppure per  ottenere, con un&#8217;ulteriore lavorazione, molle e spirali.<br \/>\nNella creazione dei cavi elettrici i fili vengono attorcigliati mentre,  per realizzare delle schermature contro i disturbi elettrici, vengono  disposti parallelamente (ad esempio 6-12 fili concentrici attorno a  quello da schermare) o anche intrecciati (ad esempio pi\u00f9 gruppi di 4  fili paralleli intrecciati attorno ad un cavo). I fili per tali  applicazioni vengono avvolti con una bobinatura statica in bobine  disposte verticalmente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Invece le bobine dei fili che in seguito non devono subire delle  torsioni sono in posizione orizzontalmente per evitare di torcere i fili  una volta arrivati ad una estremit\u00e0; qui il braccio guidafilo inverte  la sua direzione di movimento ed i fili continuano ad avvolgersi senza  torsione.<br \/>\nLe bobine di microfilo singolo possono servire a realizzare fili  elettrici con schermature, molle ecc. Se il filo non \u00e8 sub-millimetrico  pu\u00f2 diventare un monofilo per gli impianti elettrici in Germania e nel Nord Europa, dove i fili elettrici sono rigidi al contrario di quelli flessibili del Sud Europa (ad esempio cavi con 1-7 fili contro i 126 nostri).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le macchine trafilatrici sono classificate secondo diversi criteri.<br \/>\nIl primo criterio si basa sul diametro finale del filo lavorato: in  commercio ci sono \u201csbozzatori\u201d per fili da 4\u00a0mm a 1\u00a0mm di diametro a  partire da una vergella, macchine \u201cintermedie\u201d per fili da 2\u00a0mm a 0.5\u00a0mm  di diametro con un filo di partenza di circa 4\u00a0mm, macchine \u201cper fili  sottili\u201d da 0.5\u00a0mm a 0.15\u00a0mm di diametro con un diametro di partenza di  circa 2\u00a0mm ed infine macchine \u201cper fili capillari\u201d da 0.15\u00a0mm a 0.05\u00a0mm  di diametro con un diametro di partenza di circa 1.5\u00a0mm.<br \/>\nLe dimensioni dell&#8217;intero impianto di trafilatura per fili capillari si  dimezza rispetto a quelle dell&#8217;impianto per fili sottili. Il secondo  criterio \u00e8 quello del numero di fili lavorati contemporaneamente: se il  filo \u00e8 singolo la macchina \u00e8 detta <em>monofilo<\/em>, se i fili sono pi\u00f9 di uno \u00e8 <em>multifilo<\/em>.  Nella tipologia multifilo, grazie a molteplici serie di filiere poste  in parallelo e su pi\u00f9 piani, \u00e8 possibile lavorare ad esempio 32 fili  contemporaneamente divisi in quattro piani da 8 fili; nella tipologia  monofilo troviamo sia macchine con la struttura di quelle multifilo sia  macchine con coni di tiro (invece di anelli di tiro cilindrici).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un metodo diverso di lavorazione multifilo \u00e8 quello di Brunswick in cui un fascio di fili \u00e8 introdotto in uno strato di copertura  duttile e trafilato insieme con esso: si ottengono diametri fino a 5\u00a0\u00b5m.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il terzo criterio \u00e8 basato sulla tecnica di avanzamento dei fili, che  pu\u00f2 essere a slittamento sugli anelli o non a slittamento. Le macchine  senza slittamento sono dotate di un cabestano e di anelli motorizzati  che ruotano ad una velocit\u00e0 periferica uguale a quella del filo in  uscita dalla filiera. La velocit\u00e0 \u00e8 variabile e regolata attraverso  appositi sistemi.<br \/>\nInvece il cabestano delle macchine a slittamento ha velocit\u00e0 periferica  superiore di quella lineare del filo in uscita, causando cos\u00ec lo  slittamento del filo su di esso e conseguentemente sugli altri anelli di  tiro (che ruotano alla stessa velocit\u00e0 del filo in uscita). Quasi tutte  le macchine intermedie in uso sono a slittamento perch\u00e9 riducono le  rotture legate all&#8217;usura delle filiere. La riduzione diametrale del  filo, che implica un aumento della sua lunghezza, deve essere  accompagnato dall&#8217;aumento della velocit\u00e0 del filo (che altrimenti non  sarebbe pi\u00f9 in tensione attorno agli anelli situati tra una filiera e  l&#8217;altra). Se le riduzioni di sezione fossero calcolate nello stesso  rapporto dell&#8217;aumento delle velocit\u00e0 periferiche degli anelli di tiro,  nel caso in cui avvenisse una minore riduzione del diametro per l&#8217;usura  di una filiera ed il conseguente minore allungamento del filo,  quest&#8217;ultimo si romperebbe sotto l&#8217;azione della tensione generata dalla  velocit\u00e0 costante dell&#8217;anello di tiro. Invece nelle macchine a  slittamento, l&#8217;eventuale usura della filiera d\u00e0 luogo ad una variazione  dello slittamento e non alla rottura del filo. Lo slittamento  percentuale dovuto al ritardo del filo \u00e8:<\/p>\n<dl>\n<dd><tt>(V<sub>anello<\/sub> \u2013 V<sub>filo<\/sub>) \u00b7 100 \/ V<sub>anello<\/sub><\/tt><\/dd>\n<\/dl>\n<p style=\"text-align: justify;\">Lo slittamento deve in ogni caso essere controllato perch\u00e9 se  eccessivo provoca vibrazioni del filo ed accavallamenti, un elevato  riscaldamento, una rigatura precoce degli anelli di trafilatura e  un&#8217;eccessiva formazione di polverino.<br \/>\nSpesso, per evitare di raggiungere il limite cinematico, viene imposta  una percentuale di riduzione della sezione maggiore sia nelle macchine  con slittamento sia in quelle senza: nelle prime si ha una variazione  dello slittamento, nelle seconde si verifica l&#8217;apertura delle spire per  la maggiore lunghezza del filo in uscita dalla filiera rispetto a quella  prevista. Questa minore tensione viene compensata nelle filiere  successive.<br \/>\nNelle macchine per fili capillari non \u00e8 produttivo lavorare con lo  slittamento e con una riduzione percentuale maggiore della sezione del  filo: si verificherebbero troppe rotture a trazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I parametri monitorati nella macchina trafilatrice sono principalmente tre:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>La velocit\u00e0 in uscita dalla trafilatrice (ad esempio di 20 m\/s per  fili con un diametro di 0.1\u00a0mm) e quindi di rotazione del cabestano;<\/li>\n<li>Il diametro finale;<\/li>\n<li>Il diametro prefinale corrispondente al penultimo passo.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Durante il processo la temperatura \u00e8 mantenuta costante a 39 \u00b0C &#8211; 40 \u00b0C grazie a degli scambiatori di calore.  Il filo in uscita ha una temperatura di 60 \u00b0C &#8211; 70 \u00b0C dovuta  all&#8217;attrito nelle filiere ed allo slittamento attorno agli anelli di  tiro.<br \/>\nLe trafilatrici multifilo hanno due motori: uno per la trasmissione del  moto degli anelli presenti tra una filiera e l&#8217;altra, ed un altro per il  cabestano di tiro finale e gli assi del forno di ricottura. Quando si  avvia o si ferma la trafilatrice, la linea accelera o rallenta  progressivamente fino a raggiungere le velocit\u00e0 di regime o a fermarsi  perch\u00e9 altrimenti si verificherebbe la rottura del filo. Un apposito  dispositivo \u201canti-ritorno\u201d impedisce agli ingranaggi di invertire il  senso di rotazione nel riavvio per effetto della tensione del filo a  macchina ferma.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando si verifica la necessit\u00e0 di ottenere un diametro maggiore di  quello per cui \u00e8 programmata la macchina, si escludono le filiere nella  parte finale (\u201csalto passi\u201d) senza dover spostare le filiere ed infilare  nuovamente l&#8217;intera trafilatrice. Se la linea trafila fili sottili o  intermedi, \u00e8 possibile escludere le ultime filiere e posizionare quella  con il diametro finale desiderato come ultima filiera prima dell&#8217;uscita.  Invece per i fili capillari, \u00e8 necessario saltare dei passi e mantenere  gli ultimi perch\u00e9 meno rischioso nella messa in moto dell&#8217;impianto. Sia  nelle zone di salto passi per fili sottili sia in quelle per fili  capillari, vengono posizionate delle filiere in ottone con l&#8217;inserto in ceramica ed un foro maggiore del diametro del filo a quel punto della lavorazione per guidare e controllare le oscillazioni dei fili.<br \/>\nIl tempo occorrente per escludere le filiere nella parte finale della  trafilatrice \u00e8 circa il 25% del tempo impiegato ad infilare tutta la  linea. Grazie al sincronismo tra i due motori, \u00e8 sufficiente selezionare  i passi da saltare e la macchina aumenta automaticamente la velocit\u00e0  degli anelli, lasciando fissa quella del cabestano; il disinnesto degli  assi interni avviene attraverso un azionamento elettro-pneumatico  automatico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualora avvenga una rottura del filo durante il funzionamento,  un&#8217;estremit\u00e0 tocca la macchina che si blocca e scarica a terra; se la  rottura avviene dopo le ultime filiere, due sonde elettriche posizionate  nella zona del cabestano provocano l&#8217;arresto immediato della macchina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un&#8217;alternativa agli anelli di tiro cilindrici, sono i coni di  trafilatura monofilo, citati prima. Invece di disporre gli anelli e le  filiere in successione, gli anelli di tiro con diametri diversi in  funzione delle riduzioni necessarie sono riuniti su uno stesso albero.  Si ottiene un albero che porta numerosi anelli accostati tra loro in  modo da formare un cono di trafilatura a gradini.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal momento che la velocit\u00e0 angolare del cono di trafilatura \u00e8 costante, gli anelli con diametro minore  avranno una velocit\u00e0 periferica inferiore e quindi su di essi si  dovranno avvolgere i fili di diametro maggiore. Al crescere del diametro  degli anelli e quindi della loro velocit\u00e0 periferica, il diametro dei  fili diminuisce.<br \/>\nLa macchina \u00e8 costruita in modo da avere due coni adiacenti con le  filiere poste tra loro: il filo che attraversa le filiere tra un cono e  l&#8217;altro si avvolge su anelli con diametro progressivamente maggiore per  aumentare la sua velocit\u00e0 di trafilatura e subisce una lavorazione sia  nel tratto di andata sia in quello di ritorno. Lavorando in queste  condizioni, il filo non si dispone mai perpendicolarmente agli assi di  rotazione degli anelli ed \u00e8 sottoposto ad un ulteriore slittamento  (laterale) non trascurabile. Alcuni costruttori, allo scopo di diminuire  le conseguenti sollecitazioni irregolari sul trafilato, hanno  realizzato degli anelli leggermente conici che permettono al filo di  spostarsi pi\u00f9 facilmente e di uscire dagli anelli gi\u00e0 angolato secondo  la nuova posizione da assumere.<br \/>\nUn altro accorgimento pu\u00f2 essere quello di dotare i portafiliere di un  moto alternato parallelo agli assi degli anelli: in questo modo la  posizione di uscita del filo cambia continuamente, l&#8217;usura dei coni  diviene pi\u00f9 uniforme e la loro durata nel tempo aumenta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La riduzione per passo percentuale da una filiera all&#8217;altra \u00e8  costante nelle macchine con anelli di tiro cilindrici e non lo \u00e8 nelle  macchine che lavorano con i coni di tiro. Nella prima tipologia ogni  anello ha una velocit\u00e0 maggiore del precedente della stessa percentuale,  a discapito della flessibilit\u00e0 ma con il vantaggio della costanza: se  una filiera usurata riduce meno il diametro del filo o se un anello gira  ad una velocit\u00e0 non appropriata, il difetto si compensa da una filiera  all&#8217;altra attraverso lo slittamento o la riduzione maggiore della  sezione del filo.<br \/>\nNella seconda tipologia l&#8217;allungamento non \u00e8 costante, ma lo sono la  velocit\u00e0 di rotazione dei coni e la riduzione dei diametri degli anelli  consecutivi, in relazione alla riduzione per passo.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Le filiere<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le filiere di trafilatura sono composte di tre parti:<\/p>\n<ol style=\"text-align: justify;\">\n<li>un inserto molto resistente che costituisce l&#8217;utensile vero e  proprio. I materiali usati sono acciai alto legati, carburi sinterizzati  oppure, per velocit\u00e0 pi\u00f9 elevate, leghe dure o diamante naturale monocristallo o sintetico (policristallino PCD o  monocristallo), anche se il diamante sintetico monocristallo non viene  quasi mai impiegato.<br \/>\nPer trafilare fili capillari si preferisce il diamante naturale, per  lavorare fili sottili il diamante sintetico policristallino (PCD con  grani di pochi \u00b5m ottimali per una buona finitura superficiale) e per  fili di diametro maggiore metallo duro. L&#8217;inserto di diamante sintetico  policristallino consiste in un film sottile di cristalli di diamante,  fissato su un substrato di carburo di tungsteno sinterizzato. Questa  struttura \u00e8 ottenuta mediante un processo di sintesi del diamante ad  alta pressione ed alta temperatura (HPHT) che crea un diamante PCD noto  per le ottime propriet\u00e0 fisiche. L&#8217;inserto presenta una resistenza  all&#8217;usura e all&#8217;urto pi\u00f9 elevate rispetto al diamante naturale e l&#8217;usura  della zona di contatto con il filo pi\u00f9 uniforme.<\/li>\n<li>un supporto di rinforzo per sostenere l&#8217;inserto ossia un anello di carburo di tungsteno;<\/li>\n<li>un telaio cilindrico in acciaio, che contiene le altre due parti. La  sua altezza \u00e8 in funzione della dimensione dell&#8217;inserto e il suo  diametro in funzione del portafiliere dell&#8217;impianto di trafilatura  (standardizzato per consentire l&#8217;intercambiabilit\u00e0 delle filiere nei  vari impianti). Il telaio permette di supportare lo sforzo assiale che  subisce l&#8217;inserto durante la trafilatura, di dissipare il calore che si  genera per attrito durante il passaggio del filo e di prolungare il cono  di entrata dell&#8217;inserto per favorire l&#8217;ingresso del lubrificante nel  foro. Da un punto di vista pi\u00f9 pratico, permette di manipolare e  posizionare senza difficolt\u00e0 la matrice e di imprimere su di essa codici  e nomi per le specifiche di riconoscimento.<\/li>\n<\/ol>\n<p style=\"text-align: justify;\">Analizzando l&#8217;aspetto del foro interno di una filiera secondo il  verso di trafilatura, si osserva un cono di entrata, un cono di  riduzione, un tratto parallelo, uno di rilascio ed infine un cono di  uscita. Le dimensioni scelte per ciascuna di queste parti che formano il  profilo interno della filiera sono in funzione delle propriet\u00e0 fisiche  del metallo da trafilare e contribuiscono ad ottenere migliori  prestazioni e una elevata qualit\u00e0. Il rispetto di queste dimensioni \u00e8  fondamentale, soprattutto nelle macchine multifilo, per avere una  costanza nella riduzione diametrale e nella tensione del filo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ogni zona interna ha le proprie caratteristiche:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>La zona di entrata conica consente l&#8217;entrata del lubrificante nella zona di trafilatura; l&#8217;angolo del cono \u00e8 di 70\u00ba \u00b1 20\u00ba.<\/li>\n<li>La zona di riduzione conica, in cui avviene la riduzione plastica  del filo, ha un&#8217;altezza minima determinata in modo che il diametro della  base maggiore sia almeno uguale al diametro del filo all&#8217;entrata nella  filiera. L&#8217;angolo \u00e8 in funzione della riduzione da operare e varia di \u00b1  2\u00ba. Si impiegano angoli minori (circa 14\u00ba) per metalli duri e meno  duttili (come il ferro, l&#8217;acciaio, le leghe di alluminio) e angoli pi\u00f9  aperti (16\u00ba &#8211; 18\u00ba) per metalli teneri come il rame.<\/li>\n<li>La zona di calibratura \u00e8 il tratto che calibra il diametro finale.  La lunghezza di questo tratto cilindrico \u00e8 in funzione del diametro di  uscita; solitamente \u00e8 circa il 20%-50% del diametro per metalli teneri  ed il 40%-80% per quelli pi\u00f9 duri. La calibratura \u00e8 un&#8217;operazione  eseguita da una calibratrice a filo allo scopo di ottenere il diametro  del foro voluto [la calibratrice a filo, utilizzata per la lavorazione  della zona cilindrica di calibratura della filiera e per raccordare tale  zona con quella di uscita, si basa sul movimento assiale di un tratto  di filo di acciaio inossidabile (per filiere con un diametro finale  inferiore a 1\u00a0mm) oppure di una barretta di acciaio ramato (per diametri  superiori), inseriti nel foro della filiera insieme alla polvere  abrasiva. Al movimento assiale del filo si combina la rotazione della  filiera e l&#8217;inclinamento di questa in modo da arrotondare l&#8217;angolo di  uscita ed evitare spigoli vivi. Con quest&#8217;ultima operazione si ottiene  la zona di back relief]<\/li>\n<li>La zona di rilascio (<em>back relief<\/em>) \u00e8 un piccolo arrotondamento  che rende il raccordo tra la zona di calibratura e di uscita pi\u00f9 dolce;  evita graffiature e il grippaggio del filo in uscita dalla filiera. La  sua lunghezza \u00e8 pari al 10% del diametro del filo.<\/li>\n<li>La zona di uscita non influisce sul diametro finale del filo ma  rende possibile l&#8217;arrotondamento dello spigolo di uscita. Il contatto  del filo con lo spigolo causa delle vibrazioni che si propagano nella  macchina e che portano ad un&#8217;ulteriore usura della filiera, ad una  qualit\u00e0 inferiore del filo e addirittura alla rottura del trafilato. Per  tale motivo e per impedire la produzione di scagliature che  rischierebbero di accumularsi all&#8217;entrata della filiera successiva o di  inquinare il lubrificante, lo spigolo viene arrotondato e prende il nome  di zona di rilascio. L&#8217;angolo della zona di uscita, in generale, \u00e8 di  40\u00ba \u00b1 10\u00ba.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso il foro della filiera viene fatto passare il filo da  lavorare, il quale si deforma plasticamente sotto l&#8217;azione di una forza  di trazione e una di compressione: la forza di trazione \u00e8 dovuta alla  tensione di tiro applicata, la forza di compressione \u00e8 conseguenza della  geometria delle zone di riduzione e di calibratura del profilo.<br \/>\nL&#8217;inserto della filiera pu\u00f2 lavorare solo in compressione perch\u00e9 in trazione si romperebbe.<br \/>\nCon la miniaturizzazione l&#8217;angolo e la riduzione per passo sono minori e  quindi anche la lunghezza della zona di riduzione; diviene necessario  considerare l&#8217;attrito pure nella zona di calibratura, la quale incide  maggiormente rispetto a quella di riduzione sull&#8217;estensione dell&#8217;area di  contatto tra il filo e la matrice.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;usura delle filiere<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante la durezza elevata dei materiali impiegati nelle filiere,  anche questi utensili sono soggetti ad usura. L&#8217;usura \u00e8 conseguenza  delle vibrazioni e della presenza di scaglie abrasive sulla superficie  del filo. L&#8217;abrasione comincia nella zona di riduzione a causa della  pressione maggiore e successivamente si porta nella zona di calibratura  del filo; quando l&#8217;area si espande, \u00e8 necessario togliere la filiera  dalla trafilatrice per ricondizionarla attraverso un processo di lucidatura che non aumenta la dimensione del diametro del foro della filiera.<br \/>\nLa lucidatura, come la calibratura e la rettifica, \u00e8 ottenuta con  l&#8217;inserimento di una polvere di diamante di adeguata granulometria  mescolata ad olio e acqua.<br \/>\nSe in presenza di un leggero anello di usura non viene eseguita  tempestivamente la sostituzione delle filiere, si innesca una rapida  usura che si manifesta con la comparsa di una zona di abrasione pi\u00f9  profonda che va ad estendersi a tutto il resto del profilo causando  rigature, diametri maggiori o, nella peggiore delle ipotesi, incrinature  o rotture dell&#8217;inserto.<br \/>\nNel caso di forti usure \u00e8 necessaria una rettifica con l&#8217;utilizzo di  utensili abrasivi di diamante a grana pi\u00f9 grossa di quelli usati per la  lucidatura. Questa operazione deve essere fatta prima che la matrice  cominci a lavorare per trazione perch\u00e9 non sopporterebbe la forza di  Trafilatura. In presenza di una forte usura non \u00e8 pi\u00f9 possibile  ricondizionare il profilo della filiera senza aumentare la dimensione  del foro. Attraverso la rettifica viene tolto uno strato di matrice per  ottenere la stessa angolazione e utilizzarla ancora per diametri  maggiori.<br \/>\nLa rettifica \u00e8 un&#8217;operazione effettuata con una macchina ad ultrasuoni.  La macchina ad ultrasuoni consiste in un trasduttore efficiente con una  sonda adatta che conferisce le vibrazioni meccaniche ad un ago  d&#8217;acciaio armonico temprato. Questo ago, con una punta a forma conica,  viene introdotto nel profilo della filiera insieme con una polvere di  diamante abrasiva con aggiunta di acqua e olio. A seconda del  ricondizionamento da eseguire, della dimensione e dei tipi di matrice,  vengono usate polveri di diamante di diversa struttura granulare con  grani da 0,25\u00a0\u00b5m a 200\u00a0\u00b5m (minori nella lucidatura e maggiori nella  rettifica). La rettifica \u00e8 seguita da un&#8217;operazione di lucidatura perch\u00e9  \u00e8 noto che, per un rendimento ottimale, la filiera deve avere un  profilo lucido, ben raccordato e privo di spigoli.<br \/>\nRapportando l&#8217;usura al materiale dell&#8217;inserto, si osserva che nel  diamante sintetico policristallino l&#8217;usura della filiera avviene in modo  uniforme mentre nel diamante naturale ci\u00f2 non avviene.<br \/>\nIl diamante naturale, infatti, presenta una struttura con piani teneri e  piani duri che offrono una diversa resistenza all&#8217;abrasione; ne  consegue che l&#8217;usura \u00e8 maggiore nei punti della superficie in cui la  resistenza all&#8217;abrasione \u00e8 minore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;usura \u00e8 rilevabile mediante un&#8217;osservazione al microscopio oppure  grazie ad una misurazione del diametro del filo trafilato con un calibro  laser o con un micrometro meccanico munito di comparatore.<br \/>\nLe filiere si mantengono inalterate per mesi e vengono cambiate quando  si rischia di ottenere fili con una tolleranza maggiore di quella  consentita dalle norme in vigore. La loro vita utile \u00e8 determinata su  una media di tonnellate di filo trafilato. Il tempo di fermo necessario  per cambiare met\u00e0 delle filiere di una macchina multifilo a trenta passi  e infilarle nuovamente \u00e8 di circa 10 ore.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">Gli anelli di tiro (Cabestani)<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle trafilatrici multifilo gli anelli di tiro sono generalmente  lunghi anelli cilindrici con \u201cn\u201d fasce ricavate sulla superficie  esterna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;anello \u00e8 di acciaio e sulle fasce \u00e8 presente una lega di carburo di  tungsteno sinterizzato dello spessore di pochi decimi di millimetro  compenetrato perfettamente nel supporto di acciaio in modo da formare  con esso un corpo unico. Il carburo di tungsteno offre risultati  eccellenti contro l&#8217;usura e l&#8217;abrasione nelle pi\u00f9 svariate condizioni di  trafilatura. Invece sugli anelli di tiro per i fili sottili e capillari  vengono predisposti riporti ceramici per avere un&#8217;aderenza maggiore tra  il filo e l&#8217;anello ed una minore forza di trafilatura. Le fasce di  lavoro, ricavate sull&#8217;anello, hanno una conicit\u00e0 di 1\u00ba-5\u00ba per consentire  al filo di scorrere meglio durante la trafilatura. Quando la macchina  lavora a regime, le spire si spostano verso il punto in cui la fascia ha  diametro maggiore, secondo il grado di lubrificazione: se questa \u00e8  troppo elevata le spire si posizionano dove il diametro \u00e8 minore, se  troppo bassa traslano dove il diametro \u00e8 maggiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I cabestani finali hanno la stessa struttura e composizione degli  anelli di tiro. Nelle macchine intermedie e per fili sottili vi \u00e8 un  solo cabestano, mentre in quelle per fili capillari i cabestani sono  due. Impiegando due cabestani si pu\u00f2 ridurne le dimensioni e quindi il  momento d&#8217;inerzia, si pu\u00f2 avvicinarli alle ultime filiere ed evitare ai  fili percorsi lunghi senza lubrificazione (come avviene tra l&#8217;uscita  delle ultime filiere ed il cabestano singolo di diametro maggiore nonch\u00e9  pi\u00f9 lontano). A volte nella parte inferiore del cabestano \u00e8 installata  una serie di carrucole di rinvio per favorire il distacco delle spire,  poich\u00e9 i cabestani non sono lubrificati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli intagli che si verificano sulla superficie delle fasce di lavoro  sono conseguenza dell&#8217;attrito continuo e dell&#8217;elevata temperatura del  filo (anche se attenuati dal lubrificante), dell&#8217;elevata velocit\u00e0 di  trafilatura e della tensione che stringe le molteplici spire di filo  attorno all&#8217;anello. Nella trafilatura di fili capillari, attorno ai  primi anelli della trafilatrice, viene fatto un giro in pi\u00f9 di filo  rispetto agli ultimi: il filo diventa pi\u00f9 fragile man mano che si  assottiglia e solo un giro o due usurano meno la ceramica degli anelli.  Nelle macchine di trafilatura a slittamento e con una riduzione  percentuale maggiore della sezione del filo, il continuo scivolamento in  senso assiale tra il filo e gli anelli di tiro e tra il filo ed il  cabestano provoca delle rigature precoci. Per limitare tale usura viene  innescato sul cabestano un movimento trasversale attraverso un  apparecchio meccanico azionato dalle oscillazioni della macchina. Invece  sugli anelli di rinvio verso il forno di ricottura, lo scivolamento  trasversale \u00e8 dovuto sia ad un congegno elettro-meccanico che muove gli  anelli sia ad un pettine che movimenta i fili trasversalmente e  assialmente. Il pettine ha anche la funzione di mantenere i fili  separati tra loro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli anelli di rinvio al forno di ricottura e quelli di ricottura sono  in acciaio e non hanno fasce ricavate sulla superficie esterna; alcuni  sono ricoperti da uno strato di ceramica. Quando si presentano rigature  sulla superficie vengono sottoposti ad una lucidatura o ad una rettifica  (se le rigature sono incisioni troppo profonde). Come gli anelli di  tiro ed i cabestani, hanno uno spessore dimensionato in modo tale da  impedire ovalizzazioni o deformazioni.<\/p>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">I lubrificanti (Stearati)<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lubrificazione \u00e8 indispensabile nella trafilatura: durante la  lavorazione la superficie del filo \u00e8 ricoperta da un lubrificante,  scelto a seconda delle caratteristiche di resistenza ed attrito dei  materiali a contatto. Un comune lubrificante \u00e8 il sapone ed un altro  molto usato \u00e8 l&#8217;emulsione: olio emulsionato con una percentuale  dell&#8217;1-2% di acqua che passa al 5% nella lavorazione di fili capillari  perch\u00e9 una eccessiva lubrificazione porterebbe le spire di filo a  slittare sugli anelli e di conseguenza a rovinarne la ceramica o a  rompersi (il filo che entra nelle filiere \u00e8 minore, ma il cabestano  ruota ad una velocit\u00e0 costante e richiede la stessa lunghezza di filo da  mandare al forno di ricottura).<br \/>\nIl lubrificante arriva a contatto delle spire dei fili capillari e  sottili per caduta dai numerosi ugelli di un condotto situato sopra ad  ogni serie di anelli. Ulteriori ugelli sono posti prima di ogni filiera  e, spruzzandovi contro, permettono al lubrificante di accompagnare il  filo nella matrice (facilitato dalla zona di entrata del profilo). Nelle  trafilatrici per fili sottili l&#8217;emulsione spesso non viene iniettata  per caduta ma attraverso due tipi di ugelli: il primo tipo posto come  nelle macchine per fili capillari prima della filiera e l&#8217;altro dopo la  filiera diretto verso l&#8217;anello di tiro successivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le ultime filiere prima del cabestano sono le meno lubrificate dato  che sono posizionate sulla parete che divide l&#8217;impianto di trafilatura  dal forno di ricottura e quindi sono bagnate solo da un lato. Il maggior  numero di rotture avviene in queste ultime filiere a causa dell&#8217;attrito  eccessivo, dell&#8217;accumulo di polverino in uscita e quindi del  danneggiamento dell&#8217;inserto della filiera o della superficie del filo  (nei fili sottili e capillari il rapporto tra la superficie ed il volume  \u00e8 molto elevato quindi avviene la rottura).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il lubrificante pu\u00f2 anche essere solido per fili ad alta resistenza  (in acciaio, in acciaio inossidabile, in lega alto legata): viene fatto  aderire sotto forma di un rivestimento di metallo pi\u00f9 tenero, ad esempio  di rame o di stagno, depositato chimicamente sulla superficie. Per la  trafilatura del titanio vengono utilizzati dei polimeri come  lubrificanti solidi<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nelle macchine con coni di trafilatura monofilo, i coni e le filiere  sono completamente immersi nel lubrificante liquido che pu\u00f2 essere olio o  emulsione (contenente additivi grassi o clorurati oppure altri composti  chimici).<br \/>\nNon ci sono macchine trafilatrici che lavorano a secco: l&#8217;attrito  eccessivo porterebbe al surriscaldamento del filo, ad un&#8217;usura precoce  delle filiere e della superficie del filo e per di pi\u00f9 ad un&#8217;alterazione  delle propriet\u00e0 del trafilato che, se in rame, verrebbe quasi ricotto e  ossidato. Con una lavorazione a secco si arriverebbe alla rottura del  filo in brevissimo tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per concludere i lubrificanti sono tenuti a svolgere le seguenti funzioni:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>lubrificare,<\/li>\n<li>raffreddare,<\/li>\n<li>detergere,<\/li>\n<li>proteggere il filo di rame e la macchina dall&#8217;ossidazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">e devono:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>possedere una stabilit\u00e0 chimico e fisica,<\/li>\n<li>non produrre schiuma,<\/li>\n<li>non essere nocivi nei confronti dell&#8217;operatore.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">In particolare, l&#8217;emulsione utilizzata nel forno di ricottura deve  garantire una efficace protezione del filo dall&#8217;ossidazione in quanto \u00e8  l&#8217;ultimo bagno a contatto del filo prima della bobinatura.<br \/>\nI fattori che possono creare difficolt\u00e0 all&#8217;emulsione nel corretto svolgimento dell&#8217;azione lubrificante possono essere:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>una temperatura inferiore o superiore a quella di utilizzo ideale (30 \u00b0C &#8211; 40 \u00b0C) dell&#8217;emulsione;<\/li>\n<li>un attacco batterico che pu\u00f2 causare la separazione dell&#8217;olio  dall&#8217;acqua e la conseguente diminuzione dell&#8217;effetto lubrificante oltre  che la perdita della propriet\u00e0 antiossidante e la diminuzione del valore  del pH accompagnato da uno sgradevole odore;<\/li>\n<li>i sali minerali nell&#8217;acqua;<\/li>\n<li>la schiuma dovuta alle bolle d&#8217;aria che penetrano all&#8217;interno  dell&#8217;emulsione durante l&#8217;agitazione creata dagli anelli in rotazione.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il continuo miglioramento dei lubrificanti ha come obiettivi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Il prolungamento della vita delle filiere;<\/li>\n<li>La riduzione delle rotture;<\/li>\n<li>La pulizia della macchina;<\/li>\n<li>Una superficie del filo migliorata;<\/li>\n<li>L&#8217;allungamento del tempo utile dell&#8217;emulsione.<\/li>\n<\/ul>\n<h2 style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impianto di ricottura<\/h2>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;impianto di ricottura continua \u00e8 indispensabile per la  purificazione, la ricottura ed il raffreddamento dei fili trafilati.  Nella lavorazione la tensione iniziale del filo deve superare il carico  di snervamento per determinare la deformazione e la tensione finale del filo deve  essere inferiore al carico di snervamento che porterebbe a rottura.  Questa situazione si verifica solo se il filo incrudisce durante la  trafilatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fili presentano una struttura cristallina modificata in seguito alla trafilatura: i grani, durante la  lavorazione, ruotano in maniera da allungarsi determinando delle  orientazioni preferenziali (<em>textures<\/em>) che causano il  comportamento anisotropo del metallo di cui sono costituiti. Si ha una  conseguente alterazione delle propriet\u00e0 fisiche del metallo: una  riduzione della duttilit\u00e0, della conduttivit\u00e0, della resistenza alla corrosione, della deformazione a rottura ed un incremento del carico di rottura.<br \/>\nIl filo incrudito non \u00e8 utilizzabile senza un&#8217;opportuna ricottura di  ricristallizzazione (ad esempio il rame non sarebbe sufficientemente  flessibile per i cavi elettrici e per di pi\u00f9 presenterebbe una  conducibilit\u00e0 limitata). La ricottura di ricristallizzazione \u00e8 un  trattamento termico utilizzato per eliminare l&#8217;incrudimento e le  tensioni residue e per dare la possibilit\u00e0 di effettuare una successiva  lavorazione a freddo.<br \/>\nLa ricottura \u00e8 costituita da tre stadi:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li><em>Recovery<\/em> o \u201cricottura di distensione\u201d in cui le dislocazioni  si muovono e vanno a formare i bordi di una struttura di sottograni  poligonalizzati. Si verifica la riduzione delle tensioni residue ed il  ripristino della conduttivit\u00e0 elettrica;<\/li>\n<li>Ricristallizzazione in cui nucleano nuovi grani ai bordi delle celle  della struttura poligonalizzati con un minor numero di dislocazioni,  producendo una fine struttura ricristallizzata. Si ha un minore carico  di rottura ma una duttilit\u00e0 migliorata. Questa seconda fase avviene ad  una temperatura uguale al 40% della temperatura assoluta di fusione del  metallo e si riduce tanto pi\u00f9, quanto pi\u00f9 \u00e8 deformato il metallo. La  temperatura di ricristallizzazione del rame \u00e8 compresa tra i 200 \u00b0C e i  250 \u00b0C;<\/li>\n<li>Ingrossamento del grano, meno rapido delle prime due fasi, porta dalla nuova struttura instabile a grani pi\u00f9 grandi.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">I fili trafilati entrano nel forno di ricottura, una struttura  monoblocco in lamiera d&#8217;acciaio, e dopo il passaggio sul cabestano  vengono rinviati in una cassa situata tra gli anelli. Tale cassa ha le  pareti laterali apribili ed \u00e8 bagnata nella parte inferiore  dall&#8217;emulsione di ricottura; una parete viene lasciata aperta quando il  filo \u00e8 rivestito perch\u00e9 nella lavorazione si creano pi\u00f9 residui di  materiale, che possono accumularsi e divenire potenziali inclusioni. Le  emulsioni di ricottura contengono degli antiossidanti oppure \u00e8 possibile  aggiungervi dei prodotti antiossidanti specifici.<br \/>\nL&#8217;interno della cassa \u00e8 mantenuta in atmosfera modificata da un&#8217;altissima percentuale di azoto che evita il contatto dei fili con l&#8217;acqua e quindi l&#8217;ossidazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il percorso di ricottura dei fili \u00e8 il seguente:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Dall&#8217;anello di rinvio al primo anello di ricottura avviene un preriscaldamento iniziale (tra 160 \u00b0C e 280 \u00b0C).<\/li>\n<li>Dal primo al secondo anello di ricottura si effettua la ricottura per effetto Joule (nel tratto dal primo anello al livello dell&#8217;emulsione refrigerante)  cio\u00e8 dovuta al passaggio di corrente secondo la legge P=VI\u00b2 ed al  conseguente riscaldamento del filo per conduzione, e l&#8217;inizio del  raffreddamento nell&#8217;emulsione. L&#8217;emulsione, necessaria per raffreddare e  pulire il filo, \u00e8 regolata ad una altezza non casuale perch\u00e9 determina  la lunghezza del tratto di ricottura del filo e quindi il tempo di  ricottura.<\/li>\n<li>Infine dal secondo al terzo anello avviene la seconda parte del raffreddamento nell&#8217;emulsione e l&#8217;asciugatura ad aria compressa.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel forno di ricottura solo il secondo anello \u00e8 bagnato  dall&#8217;emulsione di ricottura, invece gli anelli di rinvio e l&#8217;altro  anello di ricottura non sono lubrificati. Per tale motivo subiscono  periodicamente una lucidatura o una rettifica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I due parametri monitorati nella fase di ricottura sono la corrente I  e la tensione V. La tensione di ricottura si calcola con la seguente  formula<\/p>\n<dl>\n<dd><img decoding=\"async\" src=\"http:\/\/upload.wikimedia.org\/math\/2\/e\/3\/2e3d8322f7f754cc6d4be6f61fd469d5.png\" alt=\"V = k cdot sqrt v\" \/><\/dd>\n<\/dl>\n<p style=\"text-align: justify;\">dove v \u00e8 la velocit\u00e0 del cabestano in m\/s e k \u00e8 una costante del forno.<br \/>\nNei fili sottili e capillari i valori della corrente ed il tempo di  ricottura sono molto ridotti a causa della sezione minima da sottoporre a  ricottura.<br \/>\nLa temperatura di ricottura del rame \u00e8 tra i 500 \u00b0C e i 550 \u00b0C mentre  l&#8217;emulsione viene mantenuta a 37-40 \u00b0C. \u00c8 necessario controllare  attentamente la temperatura del filo di rame all&#8217;uscita del forno di  ricottura in quanto, se elevata (&gt; 50 \u00b0C), si ha a contatto dell&#8217;aria  la formazione di ossidi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rotture nel processo di trafilatura possono essere dovute a difetti nel materiale o a difetti nella trafilatura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">I difetti del materiale possono essere:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Inclusioni di due tipi:\n<ul>\n<li>introdotte dal processo di colata (inclusioni di ossigeno che causano cavit\u00e0 o cricche o fessure, porosit\u00e0 gassose);<\/li>\n<li>metalliche introdotte durante il trasporto, la manipolazione, la trafilatura.<\/li>\n<\/ul>\n<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rottura del filo avviene quando l&#8217;inclusione occupa il 40-50%  della sezione. Si verificano differenti profili di rotture a seconda che  l&#8217;inclusione sia trattenuta o non trattenuta, solitamente in rapporto 1  a 3. \u00c8 importante individuare la provenienza dell&#8217;inclusione: se  introdotta durante la Trafilatura \u00e8 bene controllare tutte le filiere,  gli anelli ed i cabestani, se gi\u00e0 presente prima della Trafilatura \u00e8  fondamentale non destinare i fili in cui si trovano alla realizzazione  di fili sottili o capillari. Nei fili capillari il 96% delle rotture  avviene a causa di inclusioni. Per facilitare l&#8217;individuazione della  natura dell&#8217;inclusione, \u00e8 opportuno stilare una lista dei materiali con  cui viene a contatto il filo durante la Trafilatura ed il trasporto.<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Difetti di saldatura, eseguita per creare continuit\u00e0 tra i fili  provenienti da bobine diverse, portano a rotture a bocca di pesce.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">I difetti conseguenti alla trafilatura, simili a quelli nell&#8217;estrusione, sono:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Difetti superficiali come rigature longitudinali o pieghe nel  materiale che possono aprirsi durante un&#8217;ulteriore lavorazione a freddo;  possono essere conseguenza di un&#8217;impropria selezione dei parametri di  processo (ad esempio della velocit\u00e0 del cabestano e della temperatura) o  del lubrificante. Invece le rigature dovute al contatto occasionale con  materiali pi\u00f9 duri si possono definire dei danneggiamenti meccanici.<\/li>\n<li>Tensioni residue dovute alla deformazione plastica non omogenea. Nel  caso di una riduzione veramente leggera, la deformazione tende a  limitarsi sulle zone esterne. In questo caso le tensioni residue  superficiali sono compressive e si ha un miglioramento del limite di  fatica. Le tensioni residue possono influire sulla formazione di cricche  nel tempo dovute alla tensione o alla corrosione oppure possono portare  all&#8217;incurvatura del filo dopo la rimozione di uno strato superficiale  di materiale (in ulteriori lavorazioni o in seguito ad una rettifica).<\/li>\n<li><em>Chevron cracking<\/em>, cricche interne influenzate dall&#8217;angolo di  riduzione della matrice, dalla riduzione per passo, dall&#8217;attrito e dalla  presenza di inclusioni nel materiale. Le cricche al centro,  ulteriormente allungate e sottoposte alla tensione di trafilatura,  portano a rotture a coppa e cono.<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le rotture a trazione nella trafilatura possono essere identificate  dalla forma conica identica delle due estremit\u00e0 e sono conseguenza di:<\/p>\n<ul style=\"text-align: justify;\">\n<li>Errata geometria o posizione delle filiere;<\/li>\n<li>Usura delle filiere;<\/li>\n<li>Insufficiente lubrificazione;<\/li>\n<li>Accumulo di polverino, impurit\u00e0 o corpi estranei all&#8217;ingresso della  filiera che possono causare rigature o divenire delle inclusioni;<\/li>\n<li>Accavallamento e sovrapposizione delle spire del filo che possono  essere evitati con un basso numero di spire ed una adeguata tensione  back, che mantenga le spire in trazione attorno all&#8217;anello e che non  permetta l&#8217;allentamento;<\/li>\n<\/ul>\n<p style=\"text-align: justify;\">La rottura nel forno, dove il filo viene ricotto in atmosfera  controllata, avviene a causa della formazione di zone fuse che operano  come inclusioni o difetti superficiali nel filo. La formazione di zone  fuse pu\u00f2 avvenire anche a causa della presenza di vere inclusioni che  riducono la sezione di passaggio della corrente causandone un  surriscaldamento. \u00c8 necessario controllare periodicamente il corretto  stato del forno e degli anelli di ricottura.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei fili utilizzati rispettivamente per la realizzazione di fili  sottili e capillari \u00e8 essenziale l&#8217;assenza di inclusioni di ossigeno  (che causano cavit\u00e0, cricche o fessure), porosit\u00e0 gassose, inclusioni  metalliche, impurit\u00e0 superficiali. Il prodotto finale deve presentare  particolari caratteristiche dimensionali (diametro nominale ed  effettivo, tolleranza, ovalizzazione), meccaniche (allungamento  percentuale a rottura, carico di rottura) ed elettriche (resistenza  elettrica).<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il processo di trafilatura \u00e8 un processo di formatura che induce un cambiamento nella forma del materiale grezzo di partenza attraverso la deformazione plastica dovuta all&#8217;azione di forze impresse da attrezzature e matrici.<\/p>\n","protected":false},"author":1,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"closed","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[7],"tags":[20],"class_list":["post-106","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-utilita","tag-trafilatura"],"yoast_head":"<!-- This site is optimized with the Yoast SEO plugin v27.6 - https:\/\/yoast.com\/product\/yoast-seo-wordpress\/ -->\n<title>Il Processo della Trafilatura - 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